Secondo la Pro Loco di Signa, la lavorazione della paglia per i cappelli prende avvio con Domenico Michelacci, che si trasferì a Signa nel 1714 e selezionò un grano dagli steli fini e flessibili. La storia di questo intreccio è raccolta nel Museo Civico della Paglia, in viale Mazzini, inaugurato nella nuova sede nel giugno 2023.
L’essenziale
- Il grano usato era il «gentil rosso con resta», nelle varietà semone e semino; il semone è «talvolta identificato con il marzuolo».
- Le fonti descrivono sei fasi, dalla semina fitta alla consegna delle «manate» alle trecciaiole.
- Sull’anno di fondazione e sulla sede del museo le fonti divergono: la scheda del Museo Galileo del 2008 non coincide con Comune e Pro Loco.
- Le fonti consultate citano borse, indumenti, ornamenti e candelabri in paglia, nessun oggetto d’uso domestico come cesti o tovagliette.
Perimetro La lavorazione della paglia a Signa e nell’area fiorentina e gli oggetti che ne derivano. La moda e la stima di cappelli d’epoca restano fuori; per leggere un intreccio da vicino c’è la guida alla paglia.

- Zona d’origine
- Signa e area fiorentina
- Fonte primaria
- Museo Civico della Paglia, Comune di Signa
- Data della scheda
- 24 ottobre 2026
- Prossima verifica
- aprile 2027
Perché la paglia si lavorava proprio intorno a Signa?
La pagina della Pro Loco sui cenni storici dell’industria della paglia, aggiornata il 14 febbraio 2024, attribuisce l’avvio a Domenico Michelacci, detto «Bolognino». Si trasferì a Signa nel 1714 e, dopo quattro anni di prove, selezionò un grano dagli steli «fini, lucenti e particolarmente flessibili». Nel 1735 impiantò un laboratorio di cappelli destinati all’estero. Un secondo articolo della Pro Loco, «Un museo del cappello a Signa» del 31 maggio 2020, precisa che Michelacci veniva da Galeata, vicino a Forlì, e morì a Signa il 3 agosto 1739, come ricorda una lapide in San Miniato.
La stessa fonte spiega il nome con cui i cappelli erano conosciuti fuori d’Italia: venduti nel porto di Livorno, erano detti «Leghorn hats». La crisi arrivò alla fine dell’Ottocento con le trecce importate dalla Cina. La Pro Loco riporta anche le dimensioni dell’industria: un terzo della superficie coltivabile del Granducato, circa 150.000 addetti e, nella seconda decade del Novecento, 35 milioni di cappelli l’anno, esportati soprattutto negli Stati Uniti. Sono cifre della Pro Loco, senza rimando a un documento primario: questa pagina le riporta come tali.
Quale grano si coltivava per la treccia?

Secondo l’articolo della Pro Loco del 2020, il grano era il «gentil rosso con resta», nelle varietà semone e semino. Il semone era «talvolta identificato con il marzuolo». Il nome «grano marzuolo», spesso usato come sinonimo della paglia di Firenze, è quindi una delle denominazioni locali e non l’unica. Per chi legge un’etichetta che parla di «marzuolo», il nome indica una tradizione di coltivazione, non un controllo sull’origine della fibra.
Quali erano le fasi, dal campo alla treccia?

La Pro Loco descrive il ciclo in sei passaggi, e il telaio arrivò più tardi. La tabella li riporta con la fonte, rilevati il 24 ottobre 2026.
| Fase | Che cosa si faceva | Fonte · data |
|---|---|---|
| Semina | semina fitta in solchi poco profondi | Pro Loco Signa, 31/05/2020 |
| Sbarbatura | le piante si sbarbano prima della maturazione | Pro Loco Signa, 31/05/2020 |
| Sbianchimento | mannelli esposti al sole per tre giorni e alla guazza notturna | Pro Loco Signa, 31/05/2020 |
| Sfilatura e spigatura | separazione dell’ultimo internodo, poi della spiga | Pro Loco Signa, 31/05/2020 |
| Calibratura | mazzetti selezionati per calibro con l’agguagliatrice | Pro Loco Signa, 31/05/2020 |
| Intreccio | i fattorini portano le «manate» alle trecciaiole | Pro Loco Signa, 31/05/2020 |
| Telaio | nel 1828, in area fiesolana, arriva il telaio «all’uso svizzero» per le trecce | Pro Loco Signa, 2020 e 2024 |
Le stesse pagine nominano i mestieri della filiera: trecciaiole, fattorini, cappellai, e l’indotto delle forme in legno e metallo, delle casse e delle tintorie. È un lavoro diviso, in cui l’intreccio era solo uno dei passaggi. Per chi osserva oggi un oggetto, conta sapere quale di questi passaggi è stato eseguito a mano: la domanda va fatta a chi lo ha prodotto.
Che cosa racconta il Museo Civico della Paglia?
La pagina del Comune di Signa, aggiornata il 9 febbraio 2026, colloca il museo in viale Giuseppe Mazzini, nei locali della ex caserma dei Carabinieri, rinnovati e inaugurati nel giugno 2023, su tre livelli. Al piano terra si trovano un audiovisivo, i cappelli, le forme e i campionari di ditte ancora in attività; al primo piano macchine da cucire, ferri da stiro, una grande agguagliatrice, un telaio della collezione di Fiesole, cappelli degli anni Cinquanta e Sessanta e venti forme in legno.
Sulla storia del museo le fonti divergono. Secondo la Pro Loco, l’associazione «Museo della paglia e dell’intreccio D. Michelacci» nasce nel 1995, il museo apre nel 1997 e dal 2017 è museo civico. La scheda del Museo Galileo, aggiornata nel 2008, indica invece via degli Alberti 11 e la fondazione nel 1998. Le due versioni non sono spiegate dalle fonti; la sede attuale è quella indicata dal Comune.
Orari e biglietti
Secondo il Comune e il pieghevole pubblicato dalla Pro Loco il 25 marzo 2025, il museo è chiuso il lunedì; apre martedì, giovedì e sabato 9-13 e 15-18, mercoledì e venerdì 9-13. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto (7-19 anni) 4 euro. Per la domenica le fonti non concordano: il pieghevole indica la prima domenica del mese, 15-18, mentre un riquadro della pagina comunale riporta la domenica senza restrizioni. Conviene chiedere conferma al museo prima della visita.
Dal cappello alla casa: che cosa si produce oggi?
Le fonti museali consultate citano borse e indumenti in paglia, trecce, ornamenti, dipinti e candelabri, secondo la scheda della Pro Loco sul museo del 24 gennaio 2025. Il museo e l’Università della Campania «Luigi Vanvitelli» hanno dedicato alla borsa la mostra «La regina della paglia», che la descrive come «una significativa espressione dell’artigianato fiorentino, a lungo rimasta in ombra». Le date della mostra non compaiono nel testo del pieghevole consultato.
Per l’attività attuale, la sola fonte pubblica datata trovata riguarda la moda: La Nazione riferisce il 24 settembre 2026 della sfilata «Un Fiume di Paglia», con i cappelli delle aziende del Consorzio del Cappello di Firenze, a Villa Castelletti di Signa e poi a Campi Bisenzio. Su otto fonti consultate il 24 ottobre 2026, nessuna nomina una bottega che produca oggetti in paglia per la casa nella zona. Il registro del sito ne inserirà una solo dopo la verifica su due fonti.
- Cappello di paglia di Firenze: storia e lavorazione
- Intreccio della paglia: tecniche e strumenti antichi
- Museo della paglia di Signa: cosa racconta la collezione
Prima di una visita al museo, verifichi l’apertura domenicale con il museo stesso: le due fonti ufficiali consultate il 24 ottobre 2026 non concordano. La scheda sarà ricontrollata ad aprile 2027.
Diario degli aggiornamenti
- — Prima pubblicazione: pagine del Comune, della Pro Loco e del Museo Galileo consultate alla stessa data.
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