Il legno d’olivo lavorato in Toscana proviene di solito da olivi da frutto abbattuti per vecchiaia o danni, non da piante coltivate per il legno, secondo uno studio del CNR del 2009. È un legno duro, pesante e compatto. Per un tagliere conta anche la finitura: il regolamento europeo 1935/2004 vieta ai materiali di cedere al cibo sostanze pericolose.
L’essenziale
- Uno studio dell’Università di Zagabria misura per il legno d’olivo allo stato anidro una massa volumica media di 0,810 g/cm³.
- Abbattere un olivo senza autorizzazione è sanzionato da una norma del 1945, applicata anche in Toscana.
- In Toscana la sughera cresce nella fascia subcostiera: le fonti consultate non segnalano sugherete nei comuni seguiti dal sito.
- Tra le misure europee specifiche elencate dall’EFSA non ce n’è una per il legno: vale il regolamento quadro.
Perimetro Gli oggetti per la casa in legno d’olivo e in sughero e le materie da cui nascono. Mobili, parquet e oggetti antichi restano fuori; per leggere venature e porosità c’è la guida a olivo e sughero.

- Zona d’origine
- Toscana; botteghe documentate nella zona: n.d.
- Fonte primaria
- CNR-IVALSA 2009 · Reg. (CE) 1935/2004
- Data della scheda
- 24 ottobre 2026
- Prossima verifica
- aprile 2027
Da dove viene il legno d’olivo lavorato in Toscana?

Uno studio del CNR-IVALSA di Sesto Fiorentino, presentato al III Congresso nazionale di Selvicoltura nel 2009 e consultato il 24 ottobre 2026, descrive il legname d’olivo come «duro pesante e compatto». Proviene di solito da olivi da frutto «tagliate al momento dell’espianto per senescenza o danneggiamento», non da piante allevate per il legno. I tronchi piccoli e i numerosi difetti ne escludono gli usi industriali come la tranciatura o il parquet; lo studio osserva anche che l’irrigazione dà un legno meno duro.
Lo stesso lavoro riferisce una sperimentazione a Follonica, con impianto del 2003-2004, sulle varietà più adatte alla produzione di legno: «Le migliori cultivar per questo scopo sembrano essere Olivo di Casavecchia e San Francesco, autoctone della regione toscana». È un risultato sperimentale, non una descrizione dell’origine degli oggetti in vendita.
Per chi compra, ne deriva una domanda semplice. Un oggetto in olivo nasce di solito da pezzi di dimensioni limitate: chiedere se è ricavato da un unico pezzo o assemblato è più utile che guardare la venatura.
Che cosa misurano gli studi sul legno d’olivo?
Uno studio della Facoltà di selvicoltura dell’Università di Zagabria, pubblicato su Drvna industrija nel 2010, misura su legno d’olivo una massa volumica media allo stato anidro di 0,810 g/cm³ e un ritiro tangenziale totale del 5,6 %, contro il 5,4 % del teak. Lo studio riguarda legno croato: è un ordine di grandezza della specie, non una misura degli olivi toscani. Nessuna fonte aperta consultata riporta valori di durezza o tempi di essiccazione per il legno d’olivo.
Che cosa cambia per l’oggetto
Il ritiro indica quanto il legno si muove asciugandosi: un pezzo lavorato prima di essere stabile può fessurarsi. Il dato non dice come è stato essiccato un tagliere preciso; è un’altra informazione da chiedere a chi lo ha realizzato.
Si può abbattere un olivo per ricavarne legno?
Non liberamente. L’ordinanza n. 437 del 1998 della Corte costituzionale, nata da un rinvio del Pretore di Firenze su una sanzione della Giunta regionale toscana, richiama l’articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475: sanziona «chiunque abbatte alberi di olivo senza averne ottenuta la preventiva autorizzazione» con una multa pari al decuplo del valore delle piante. La Corte ha giudicato la questione manifestamente infondata. Il testo del decreto del 1945 non è stato letto direttamente e la regola toscana oggi in vigore per gli olivi ordinari non è stata trovata sul sito della Regione.
Per gli alberi iscritti nell’elenco regionale degli alberi monumentali, la legge regionale toscana 13 agosto 1998, n. 60 ammette l’abbattimento solo per pubblica incolumità o esigenze fitosanitarie, con autorizzazione del Comune, e impone il rimboschimento.
Da dove viene il sughero?

Secondo uno studio dell’Università di Pisa pubblicato su Plant Sociology nel 2023, in Toscana la sughera è diffusa nella fascia subcostiera; boschi significativi si trovano solo tra l’Ombrone e le Colline Metallifere e all’Isola d’Elba, mentre sul Monte Pisano crescono le sugherete più settentrionali della regione. Altrove si trovano piccoli gruppi o alberi isolati. Le fonti consultate non segnalano sugherete nei sette comuni seguiti dal sito: un oggetto in sughero lavorato nella zona usa con ogni probabilità materia raccolta altrove, e la provenienza va chiesta.
Il regolamento forestale toscano (DPGR 8 agosto 2003, n. 48/R, articolo 53, versione originaria) definisce sughereta un’area di almeno 2.000 m² con almeno quaranta piante di sughera per ettaro e sottopone il taglio delle sughere ad autorizzazione; il riferimento di legge che richiama è stato poi abrogato, e il testo vigente va verificato. Per la raccolta, l’unica regola trovata è sarda: la legge regionale della Sardegna 9 febbraio 1994, n. 4 vieta l’estrazione con turni inferiori a 10 anni, chiede per la prima decortica una circonferenza di almeno 60 cm a 1,30 m e fissa il periodo ordinario dal 1° maggio al 30 settembre. Non è una regola toscana, ma descrive i tempi della filiera.
| Materia | Dato | Che cosa prova | Che cosa non prova | Fonte · data |
|---|---|---|---|---|
| Legno d’olivo | proviene da olivi da frutto espiantati | l’origine abituale della materia in Toscana | l’origine di un oggetto preciso | CNR-IVALSA, 2009 · 24 ottobre 2026 |
| Legno d’olivo | 0,810 g/cm³ allo stato anidro, ritiro tangenziale 5,6 % | un ordine di grandezza della specie | i valori degli olivi toscani | Univ. Zagabria, 2010 · 24 ottobre 2026 |
| Sughero | sughera diffusa nella fascia subcostiera toscana | dove nasce la materia in Toscana | la provenienza del sughero di un oggetto | Univ. Pisa, 2023 · 24 ottobre 2026 |
| Sughero | turni di estrazione di almeno 10 anni | i tempi della filiera in Sardegna | una regola valida in Toscana | L.R. Sardegna 4/1994 · 24 ottobre 2026 |
Un tagliere in olivo è adatto agli alimenti?
Dipende da ciò che il tagliere può cedere al cibo. La pagina della Regione Toscana sui materiali a contatto con gli alimenti riassume il regolamento (CE) 1935/2004: i materiali devono essere prodotti secondo buone pratiche di fabbricazione e non devono cedere componenti in quantità tali da «costituire un pericolo per la salute umana» o da alterare composizione e caratteristiche del cibo. La pagina dell’EFSA precisa che il regolamento quadro copre diciassette gruppi di materiali e che misure europee specifiche esistono per plastica, plastica riciclata, materiali attivi e intelligenti, ceramica e cellulosa rigenerata: il legno non è tra questi. Nessuna fonte ufficiale consultata parla di taglieri o di oli di finitura.
Per un tagliere destinato agli alimenti vale la normativa europea citata; per una contestazione d’acquisto, un’associazione di consumatori. Qui trova solo che cosa dicono le fonti, consultate il 24 ottobre 2026: la domanda da fare al produttore è se la finitura applicata è dichiarata idonea al contatto alimentare, per iscritto.
Alla stessa data, nessuna fonte pubblica consultata nominava una bottega del legno d’olivo o del sughero nei comuni del perimetro. Il registro del sito ne inserirà una solo dopo la verifica su due fonti.
- Legno d’olivo toscano: venature, essiccazione, lavorazione
- Sughero artigianale: dalla corteccia all’oggetto
- Taglieri in legno d’olivo: come sceglierli e curarli
Prima di usare un tagliere in olivo per il cibo, chieda per iscritto quale olio o vernice è stato applicato e se è dichiarato idoneo al contatto alimentare. La scheda sarà ricontrollata ad aprile 2027.
Diario degli aggiornamenti
- — Prima pubblicazione: studi forestali, testi regionali e pagine sul contatto alimentare consultati alla stessa data.
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